
Tre voci. Tre cattiverie declinate al femminile plurale, tre reati proclamati, tre avversità recitate, tre debolezze indifese o tre inquietanti malvagità iterate maliziosamente in una conversazione solo apparentemente solipsistica e dalle caratteristiche monoginiche: Bonomo, Matera Monti sono le RIE.
RIE è ‘trovarsi insieme’ in un suono liquido, un fiume fatto all’origine da una e una sola acqua, sgorgato dalla fonte del rio logos come canto per voce sola e poi assemblato per essere eseguito, a partire dalla stessa sorgente, da tre magnifiche affluenti. Una monodia che svela la trasformazione, il mutamento generato dalla restituzione della parola ad un ascoltatore muto ma tuttavia attento (“un pubblico!”, esclamava il capocomico in Rosencratz e Guildestern sono morti di Stoppard), dando luogo ad una metalessi diafonica che solo la dimensione verbale potrebbe riferire. Questo il valore aggiunto. RIE è una monodia itinerante e questo ne è il libretto, il letto destinato alle parole-acqua di Rita Bonomo, di Isabella Anna Matera, di Elena Monti, sufficiente e necessario al loro metalogo (mutamento, trasposizione, trasferimento e metameria del discorso, evoluzione ritmico-espressiva). Sebbene RIE racconti una storia - non del tutto univocamente determinata -, il metalogo è disvelante soprattutto per lo scontro dialettico e per il discorso logico-razionale che si sviluppa per opposti, dove ogni individualità di questo rapporto assume la giusta collocazione nel negare una tesi data da una voce o nell’evolversi per l’antitesi di un’altra voce, o sintetizzandosi in testimone attento. [L.R. Carrino]